Il "Genius loci" - Ecomuseo Valli Oglio Chiese

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IL "GENIUS LOCI" DEL TERRITORIO

Il tempo e la vita dell’uomo, da sempre, sono scanditi dal fluire dell’acqua, dall’umidità pregnante che si respira, dal profumo di humus fatto di foglie, di limo, di sabbia e di argilla. La cultura orale, tuttora, propone tradizioni gastronomiche diffuse, sapori e profumi della nostra terra non solo legati ai prodotti tipici stagionali, ma anche all’antico calendario delle festività: una ripetizione di ritualità che sfumano nel mito.
Ne sono una ulteriore conferma i canti natalizi locali: antiche sonorità popolari che si perdono nel tempo, come l’uso del codice botanico per ricordare i defunti, metafora sconosciuta alla nostra civiltà. Già Virgilio, nelle Georgiche, descrive il nostro territorio fatto di prati, di campi disposti ortogonalmente, di filari che proteggono la proprietà e caratterizzano un sistema agrario o la rete di canali usati per irrigare.
 Comportamenti antichi si ripetono, come ad esempio l’uso delle pratiche di innesto, usate dai nostri vivaisti. Come poeticamente racconta Virgilio, sono mansioni svolte da “eroici guerrieri e da silenziosi cantori della nostra "terra”, al pari delle intimità familiari, che si dipanano silenziosamente dai comignoli che fumano. Una molteplicità di stimoli ambientali di ritualità e di miti hanno modellato non solo la vita, ma anche le emozioni, i sentimenti e il temperamento dei propri abitanti. Sono identità comportamentali, che contraddistinguono il cittadino dell’Ecomuseo, tra il focoso e l’intransigente, talvolta conservatore o intimista, con una spiccata vocazione alla creatività. Lo si percepisce anche dal linguaggio popolare fatto di cadenze, di intercalari e di modi di dire, talvolta poetici o estremamente funzionali, legati alla quotidianità della sopravvivenza. 
Sopravvive un “genius loci”, ancora percepibile, che si respira  percorrendo le vie di un paese, inoltrandosi nella campagna, lungo le rive dei fiumi e dei canali, tra i filari, nelle vicinanze delle Pievi, nei siti archeologici, nelle cascine, nei pioppeti e nei vivai.
 Chi è in grado di fermarsi e di spezzare la frenesia del nostro tempo e di porsi in sintonia con la propria terra, la sente respirare, vivere, riesce a percepire profumi e sensazioni, a cogliere i vissuti, le fatiche, i sogni, le aspirazioni, le gioie e le sofferenze di una popolazione fedele al suo territorio.
Spesso i fiumi hanno conservato, protetto, sedimentato storie, mansioni, comportamenti e talenti, ma anche circoscritto, difeso, avvalorato appartenenze e tollerato le diversità; tasselli variegati, unici, di una composizione complessa, ma armonica, dalla trama fatta da numerosi legami interconnessi tra loro.
 
 
 
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